lug
03
2013

Quel bisnonno un po’amaro …

Un altro scorcio della nostra storia di famiglia ….  torniamo un pò indietro nel tempo. Poiché, quando verrete a trovarci, troverete una bottiglia dedicata a lui, è doveroso raccontarvi ora la storia del nostro bisnonno Checco. Naturalmente di amaro non aveva nulla! Ma il gioco di parole era più che scontato…

Dunque, torniamo indietro di due secoli. Precisamente il 2 agosto 1890 nasceva Francesco Molignoni detto Checco, figlio di Ireneo (Neo) el Barba (Barberin). Il Trentino allora faceva parte ancora dell’Impero Austro-Ungarico. Era la parte meridionale del Tirolo, pur di lingua italiana.

Nei primi anni del 1900 Ireneo, con moglie e i figli Checco, Paolo,

Vigilio, Luigia (Zizota), si stabilirono nella nuova casa sul “Dos”, dove a piano terra funzionava già il forno a legna che serviva per la panificazione del paese. Da qui il soprannome “Pistor” (panettiere).
Nel 1909 in valle fu inaugurato il trenino della Trento-Malè che serviva per avvicinare le valli alla città di Trento, ma al bisnonno questo treno serviva anche per andare a trovare i parenti che erano in “Italia”, precisamente in Val Camonica.
Nel 1914 iniziò la I Guerra Mondiale e il bisnonno Checco fu chiamato a Trento per fare il panettiere dell’esercito. Nel bel mezzo della guerra, era il 1916, riuscì comunque a sposarsi con Emilia Brentari, sua coetanea e figlia del “Pero”. Un anno dopo misero al mondo il loro primo frutto d’amore con il nome di Anna.
Nel 1918 finì la guerra ma il lavoro scarseggiava ancora, così i due fratelli maggiori di Checco decisero di andare in America. Tutti e due si sposarono ed ebbero la loro famiglia, che tutt’ora risiedono una in Pennsylvania e l’altra nello stato di New York. Il bisnonno e la sua nuova famiglia restarono, invece, in valle.
Il 10 dicembre 1919 nasce la loro figlia Elsa, la “famosa” nonna Elsa, padrona di casa del Pineta. Poi nacquero Olga nel ‘21, Irene nel ‘23 e Maria nel ‘25.

Amaro del Checco..

La caccia era il passatempo preferito del nonno Checco: dopo il lavoro notturno nel panificio di famiglia che gestiva con moglie e figlie, amava recarsi in una località della nostra montagna, verso il Monte Roen, dove si appostava sotto un abete aspettando per delle ore, fermo immobile, le sue prede. Pensate che la località ha preso il nome proprio da lui! Si chiama infatti “Pez del Checco” (Abete del Francesco).

Il bisnonno Checco dopo la scomparsa di nonno Guido, marito della figlia Elsa, prese la decisione di colmare tale mancanza e di venire a vivere nella nostra famiglia cercando di sostituire la figura paterna per giovani figli di Elsa, così da poterla aiutare Elsa, vista la tenera età dei bambini. Con noi rimase fino alla sua morte, nel 1977.
Era sua consuetudine alzarsi molto presto al mattino, visti gli anni da panettiere. Così, ogni giorno, era lui a svegliare i ragazzi, ad uno ad uno, e ad accompagnarli a scuola. Se non c’erano impegni si partiva tutti insieme alla volta di Smarano, Sfruz, oppure San Romedio, Sanzeno, con in saccoccia la merenda a base di pane, burro e zucchero o formaggio, più il suo immancabile quartino di vino.
Strada facendo raccontava dove poter raccogliere, a seconda della stagione, i vari prodotti del bosco come funghi, asparagi, more e fragole; insegnava a distinguere i fiori, i vari tipi di piante, il verso degli uccelli, le impronte lasciate dagli animali sulla neve. Ogni volta era una passeggiata educativa, più una dottrina di vita potremmo dire, perché un frutto del bosco o un’impronta erano spunto per insegnamenti su ogni genere di arte e mestiere.

Un giorno, già anziano e un po’ affaticato, rimase a letto contrariamente alla sua consuetudine. Pertanto, un po’ preoccupati per la sua salute, abbiamo interpellato il nostro medico di famiglia per una visita a domicilio. Purtroppo non era disponibile così mandò il suo sostituto, un giovane medico appena laureato che si mise a visitare il nonno, assopito ma pur sempre guardingo. Terminata la visita l’incauto dottore si rivolse a voce bassa a nonna Elsa dicendo che non ci sarebbe stato nulla da fare… Udite tali parole il bisnonno si alzò di scatto dal letto imprecando ad alta voce contro il dottore che, spaventato, scappò senza nemmeno raccogliere i suoi strumenti. Dalla camera da letto passò di corsa alla cucina e, picchiando violentemente il pugno sul tavolo, ordinò il suo amaro preferito fatto di erbe raccolte nelle sue passeggiate mattutine. Qualche sorso e poco dopo si rimise in sesto: era solo una questione di indigestione!
Il giorno seguente venne il nostro medico di famiglia per scusarsi e ritirare l’attrezzatura del novello dottore. Insieme al bisnonno si sedette in cucina a gustare un bicchierino di amaro.
Lo stesso che oggi vi offriamo qui al Pineta e che con tanto affetto abbiamo dedicato a Checco.

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Commenti

una storia magica, come tutte quelle che scopro ogni volta che vengo da voi !!!

Nadia
4-lug-2013 alle 21:17

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