set
25
2012

Un altro tempo tra decadentismo e modern style..@Mart

Mart Rovereto, 22 settembre 2012 -13 gennaio 2013

Provate un po’ a immaginare una situazione così: Virginia Woolf ricama a punto-non-soche-cosa lo schienale di una seggiola, su disegno progettato da Duncan Grant mentre sua sorella Vanessa Bell disegna per lei la copertina di The Waves intanto che Percy Wyndham Lewis, tra un Blast e l’altro, dipinge il ritratto di Edith Sitwell fotografata con i suoi fratelli da Cecil Beaton. I tre Sitwell si fanno affrescare la Villa di Montegufoni in Val di Pesa da Gino Severini; dopodiché tutti giù a rovistare tra gli avanzi di gomitoli di lana per i calzerotti da inviare ad Alec Guinnes sotto le armi. Ma cos’è? Una burla, una sceneggiatura per una pièce? No. E’ tutto vero. Tratteggiare una mescolanza di personalità illustri e individui burloni è sufficiente a dare un’idea solo molto approssimativa di uno dei luoghi bizzarri di un Novecento ancora sconosciuto.

Decenni assatanati del Nuovo e del Moderno: Parigi, Londra e l’Italia come crocicchio privilegiato delle invenzioni di linguaggio nelle arti tutte. Gli anni tra le due guerre videro, forse per l’ultima volta, il verificarsi, in Occidente, di un fenomeno culturale e sociale quale l’incrociarsi di iniziative ad opera di poeti e pittori; ma anche di “divini mondani”, di cosmopoliti eccentrici, di artisti mecenati dei loro stessi colleghi.

Ricostruire tutto questo è il compito di una mostra ideata da Lea Vergine al Mart di Rovereto: “Un altro tempo. Tra Decadentismo e Modern Style”, dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013. Attraverso un centinaio di opere bizzarre e audaci, in un percorso di allestimento ideato da Antonio Marras e curato da Paolo Bazzani, l’esposizione mette in luce uno dei più interessanti fenomeni artistici e culturali del Novecento. La mostra è  accompagnata da un libro-catalogo, edito da Il Saggiatore.

“Un altro tempo” è composta da sculture, dipinti e disegni, ma anche oggetti d’uso, grafica editoriale, libri, fotografie e arredi. Sono oggetti quasi del tutto sconosciuti fuori dall’Inghilterra, e soprattutto esposti ora per la prima volta.
L’interesse di queste opere non sta nel loro valore artistico, ma piuttosto nella loro capacità di evocare emozioni e sensazioni che sono appunto di “un altro tempo”: sono oggetti unici, spesso eccentrici rispetto ai canoni delle arti figurative. Vederli riuniti in un percorso espositivo offre al visitatore l’occasione per una rivelazione appassionante. “Una mostra non si fa solo per guardare e vedere ma anche per sapere” scrive Lea Vergine: l’ambizione di “Un altro tempo” è quella di portare a conoscenza del pubblico un mondo mai considerato dalla storia dell’arte, ed oggi in parte scomparso, in cui le connessioni tra gli artisti sono spesso sorprendenti.

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